Ultime ore di campagna elettorale per Alfonso Scoppa, Maddalena Pepe, Pasquale Mauri e Giuseppe Iozzino tra social, territorio e visioni della città.
Le ultime ore della campagna elettorale
Sono le ultime ore di una campagna elettorale consumatasi nel segno di una ostentata correttezza politica. Angri, unico comune dell’Agro chiamato alle urne dopo il commissariamento e lo scioglimento della vicina Pagani, si appresta dunque a vivere il momento decisivo di una sfida che ha visto protagonisti i quattro candidati sindaci: Alfonso Scoppa, Maddalena Pepe, Pasquale Mauri e Giuseppe Iozzino.
Il tour dei candidati, il porta a porta nei luoghi della città, accompagnati dagli aspiranti consiglieri comunali e dagli incessanti messaggi social affidati soprattutto ai Reel, questa nuova forma dominante della comunicazione politica, ha messo in evidenza le intenzioni e le visioni divergenti dei diversi schieramenti. Ognuno, a modo proprio, ha cercato di raccontare una città che vuole tentare di ritrovare normalità dopo il cortocircuito amministrativo prodotto durante l’esperienza dell’amministrazione guidata da Cosimo Ferraioli.
Il peso della vecchia amministrazione
Lo zoccolo duro della passata esperienza amministrativa è confluito un po’ in tutti gli schieramenti, quasi ad annacquarsi in una miscellanea variamente umanizzata nella speranza di rigenerarsi sotto nuove forme politiche e nuove compagini elettorali. Un fenomeno che molti elettori osservano con attenzione in una fase di forte transizione politica cittadina.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi durante la campagna riguarda il rapporto dei candidati con il territorio, soprattutto con quelle aree rimaste inutilizzate per decenni: gli spazi che un tempo ospitavano i prefabbricati post-sisma del 1980. Una vicenda lunga, fatta di lentezze burocratiche, procedure incompiute ed espropri che ancora oggi attendono risposte definitive e giusti compensi per molti proprietari.
Gli spazi dimenticati e il futuro della città
Ogni amministrazione, nel tempo, ha tentato di rilanciare quei luoghi senza però riuscire realmente a trasformarli urbanisticamente. Per molti osservatori servirà nei prossimi cinque anni una necessaria forzatura amministrativa, magari attraverso l’intercettazione di fondi dedicati e progettualità finalmente pertinenti.
È una storia troppo lunga per essere raccontata interamente alla vigilia del voto. Ma il fatto stesso che quei luoghi siano tornati al centro del dibattito elettorale rappresenta già un segnale importante. È effettivamente una storia ancora troppo lunga da essere narrata in queste ore, ma se si leggono buone intenzioni per questi spazi da chi dovrà amministrare nei prossimi cinque anni allora non sarà solo provvidenza, ma anche una presa di coscienza che purtroppo è mancata per vari fattori da non imputare necessariamente alla classe politica uscente, che però ha le sue colpe, e che tuttavia porta via con sé il peso di scelte e ritardi difficili da ignorare.
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