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Pimonte, tre milioni per il percorso ciclopedonale nei boschi

Il progetto di recupero della provinciale 179 punta a ricostruire il collegamento storico tra Pimonte e Castellammare di Stabia, trasformandolo in un percorso ciclopedonale immerso nei boschi.

Via libera al progetto da tre milioni per recuperare il collegamento tra Pimonte e Castellammare: percorso ciclopedonale e tutela dei boschi.

Pimonte-Castellammare, tre milioni per una strada senza auto

Una strada che torna a vivere, ma senza tornare a riempirsi di automobili. È questa la particolarità del progetto che interessa l’antico collegamento tra Pimonte e la frazione Privati di Castellammare, nel cuore dei Monti Lattari. La provinciale 179 sarà recuperata grazie a un finanziamento regionale di 3 milioni di euro, ma la sua nuova funzione sarà soprattutto quella di percorso ciclopedonale immerso nel verde, con accesso carrabile riservato alle emergenze.

L’obiettivo è recuperare un collegamento storico che per la comunità rappresenta anche una possibile alternativa alla ex statale 366, spesso condizionata da traffico e fenomeni franosi. Una strada pensata quindi non per aumentare il traffico, ma per garantire un collegamento più sicuro e consentire il passaggio rapido dei mezzi di soccorso e della Protezione civile.

Un cantiere sotto sorveglianza ambientale

Il tracciato attraversa un’area di particolare pregio naturalistico della dorsale dei Monti Lattari, inserita nella Rete Natura 2000 per la presenza di castagneti e specie vegetali di interesse. Per questo il progetto ha ottenuto il via libera dell’Ufficio Valutazioni Ambientali con una serie di prescrizioni precise.

I lavori, previsti per una durata di 240 giorni, dovranno seguire tecniche di ingegneria naturalistica: niente sostanze chimiche o calce sui tratti sterrati, ricostruzione dei muretti a secco senza cemento e soprattutto nessun abbattimento di alberi né interventi che possano danneggiare le radici dei castagni. Anche la tempistica dei lavori sarà condizionata dalla tutela della fauna, con una sospensione delle attività dal 1° marzo al 31 luglio durante il periodo riproduttivo.

Particolare attenzione sarà riservata anche all’illuminazione, che dovrà evitare fenomeni di inquinamento luminoso. A seguire le diverse fasi dell’intervento sarà inoltre prevista la presenza di un agronomo o naturalista, insieme al Parco dei Monti Lattari e ai Carabinieri Forestali. Il risultato atteso è dunque un’infrastruttura molto diversa da una normale strada: un percorso nel bosco dove auto e scooter non potranno circolare, pensato per la mobilità lenta, per le biciclette e soprattutto per garantire un accesso di emergenza in un territorio che oggi può contare su un’unica direttrice principale. Un intervento che prova a tenere insieme due esigenze spesso considerate inconciliabili: migliorare la sicurezza e i collegamenti senza trasformare un’area naturale in una nuova strada al servizio del traffico privato.

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