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Maschere e carri per il Carnevale dell’Agro Vesuviano

Carri sempre più artistici animano le città, rinnovando una tradizione studiata anche da Cirese e Burke.

Colori, satira e antropologia: il senso profondo di una festa che ribalta la quotidianità

La festa orizzontale dei carri

La prova del Carnevale, ancora una volta, sorprende. I carri allegorici, sempre più artistici e curati nei dettagli, caratterizzano e animano le città dell’Agro Vesuviano in una competizione fatta di colori, musica e ironia. Scene mobili che attraversano le strade e trasformano lo spazio urbano in un grande palcoscenico collettivo.

È una festa “orizzontale”, perché coinvolge intere comunità, senza gerarchie, mescolando generazioni e ceti sociali. In alcuni momenti richiama perfino l’atmosfera della storica Piedigrotta napoletana, quando la strada diventava teatro popolare e spazio di espressione libera. I carri, dopotutto, sono maschere della quotidianità: esorcizzano paure, criticano il potere, ribaltano simbolicamente i valori dominanti, trasformando per pochi giorni la realtà.

Il significato antropologico e i “charivari”

Il Carnevale è stato oggetto di importanti studi antropologici. Alberto Mario Cirese ha analizzato le tradizioni popolari come forme simboliche di rappresentazione collettiva, mentre Peter Burke ha evidenziato come le feste carnevalesche europee fossero momenti di temporaneo sovvertimento dell’ordine sociale.

Il termine charivari (dal francese): indicava in origine manifestazioni rumorose e rituali collettivi di scherno o protesta, spesso accompagnati da suoni assordanti e cortei simbolici. Erano pratiche comunitarie con cui si mettevano in scena spiriti benigni o si stigmatizzavano comportamenti ritenuti devianti, in una sorta di teatro sociale spontaneo.

In questo senso, i carri allegorici dell’Agro Vesuviano non sono soltanto spettacolo, ma eredi di una tradizione profonda: rappresentano il bisogno collettivo di raccontarsi, criticarsi e rigenerarsi attraverso il riso e la maschera.

E quando, terminata la sfilata, i colori si spengono e le strade tornano alla normalità, resta la consapevolezza che quella sospensione temporanea dell’ordine non è solo evasione, ma un rito antico che continua a parlare al presente.

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Luciano Verdoliva
Luciano Verdoliva
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