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Social e politica ad Angri, il dibattito che dimentica il territorio

Elezioni e comunicazione. Nella corsa verso il voto cresce la massa comunicativa, ma programmi e proposte sembrano spesso lasciare spazio alle polemiche.

Elezioni e comunicazione. Nella corsa verso il voto cresce la massa comunicativa, ma programmi e proposte sembrano spesso lasciare spazio alle polemiche

Il pulpito elettronico

Ma quanta massa comunicativa in questi giorni ad Angri. Il potere dei social si è surrogato, a quello che tradizionalmente apparteneva al giornalismo. Ognuno pare ormai depositario delle proprie inopinabili verità e sente il bisogno di esporle mediante brevi video, tralasciando spesso quello che dovrebbe essere il vero messaggio: i contenuti e le possibili proposte. Il piccolo schermo in formato nove sedicesimi verticale si è trasformato soprattutto in un pulpito elettronico per invettive, precisazioni e messaggi di sfida di breve durata che non lascia la capacità di una approfondita riflessione critica e cognitiva.

I contenuti che mancano

Ciò che lascia maggiormente perplessi è l’assenza di contenuti e di programmi da parte di chi, nelle prossime settimane, potrebbe essere chiamato a sostituire una classe amministrativa locale bocciata dopo undici anni di governo cittadino. In molti temono che possa trattarsi soltanto una semplice sostituzione soggettiva e che continui nel solco della continuità. Pochi, invece, sono i contributi audiovisivi capaci di offrire spessore, idee e visione.

Una partita forse già scritta

Forse qualcuno ha già vinto e, per dovere di cronaca, non lo si può dire. Resta però la convinzione che i toni torneranno prima o poi nell’alveo della ragionevolezza. Noi torneremo a fare i giornalisti, loro i professionisti e, nel tempo perso, quello “sfuso”, torneranno a fare politica. Intanto i problemi del territorio persisteranno in attesa di una soluzione adeguata, magari frutto di una programmazione seria, né banale né inutilmente complessa.

L’attesa dietro la porta

C’è bisogno di un sindaco “osservatore partecipante”, capace di entrare nelle terminazioni, di fornire le giuste coordinate per migliorare la qualità della vita della propria città e dell’intero comprensorio, da nord a sud. Una figura che sappia ascoltare, prendere appunti e raccogliere dati, comprendere e intervenire. Per ora restiamo dietro la porta, evitando che i veleni della campagna elettorale possano schizzare ovunque. Sperando che la politica torni sopratutto a confrontarsi sulle proposte e sulle idee. Vince chi applica questi principi è sarà effettivamente una “forza presente”.

Pagani. PMI moderne, crescita e competitività passano da dati e organizzazione

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Luciano Verdoliva
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