L’analisi. Lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche impone una riflessione sulle responsabilità politiche e sul futuro della città.
Una stagione politica al capolinea
A Pagani non è finita una consiliatura. È finita una stagione politica. E lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche segna uno spartiacque che nessuno può permettersi di archiviare come un semplice passaggio burocratico. Quando lo Stato scioglie un Comune il problema non è soltanto amministrativo: è politico, culturale e riguarda un intero sistema di relazioni e di gestione del potere. Eppure, a poche settimane di distanza, la scena sembra già riproporre gli stessi schemi di sempre, tra trattative, candidature e nuovi posizionamenti. Nel centrosinistra la situazione appare frammentata, con una sinistra incapace di esprimere una proposta riconoscibile. Salvatore Bottone resta una figura legata a una stagione ormai conclusa, mentre Davide Nitto continua a essere presente nel dibattito senza riuscire a trasformare questa presenza in un’alternativa concreta. Sul fronte opposto, il centrodestra continua invece a rappresentare il principale riferimento degli equilibri cittadini, con il ruolo di Alberico Gambino ancora centrale nelle dinamiche politiche locali e sovracomunali. In questo quadro, anche la figura di Pietro Sessa viene riletta alla luce di un sistema politico che oggi si ritrova inevitabilmente sotto osservazione.
Il futuro tra discontinuità e continuità
Lo scioglimento non è arrivato nel vuoto, ma all’interno di una rete di rapporti politici consolidati che oggi impongono una riflessione sulle responsabilità della classe dirigente che ha governato la città negli ultimi anni. Per questo il tema non può essere aggirato o rinviato. Nel frattempo il dibattito si concentra già sulle prossime elezioni e sui possibili protagonisti della futura competizione amministrativa. Tra i nomi che circolano figurano quelli di Massimo D’Onofrio e Nicola Campitiello, mentre cresce l’attenzione attorno a Santino Desiderio, profilo civico che intercetta una domanda di rinnovamento e che potrebbe trovare spazio anche in un’area vicina al Movimento 5 Stelle. Resta però una questione centrale: comprendere come si sia arrivati allo scioglimento e quali siano le responsabilità politiche di quanto accaduto. Senza una risposta chiara, il rischio è che ogni nuova candidatura venga percepita non come una reale ripartenza, ma come una continuità mascherata da cambiamento. Più che scegliere un nuovo sindaco, Pagani è chiamata oggi a decidere se costruire una nuova classe dirigente oppure riproporre, sotto forme diverse, quella che ha accompagnato la città fino al punto di rottura.
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