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Napoli, 63 gradi al suolo in un parco giochi: la mappa della “cooling poverty”

Nel parco giochi di San Pietro a Patierno rilevati 63,9 gradi. Al Vomero temperature più basse, evidenti disuguaglianze climatiche urbane.

Il divario climatico dentro la stessa città. A San Pietro a Patierno una termocamera ha rilevato quasi 64 gradi al suolo in un’area giochi. Pochi chilometri più in là, al Vomero, temperature molto più basse. È il volto della “cooling poverty”.

“Non tutte le città respirano allo stesso modo.”

Il parco giochi a 64 gradi

A San Pietro a Patierno, periferia nord di Napoli, il 23 giugno una termocamera ha registrato 63,9 gradi sul pavimento di un parco giochi. Non asfalto industriale, ma uno spazio destinato ai bambini. Pochi chilometri più in là, al Vomero, le temperature risultavano inferiori di circa dieci gradi.

Uno stesso contesto urbano, due condizioni climatiche profondamente diverse: è la fotografia della cosiddetta cooling poverty, la povertà da raffrescamento, cioè l’impossibilità di garantire temperature vivibili in casa e negli spazi pubblici durante le ondate di calore.

La povertà energetica che diventa estiva

Il fenomeno colpisce soprattutto le aree con minor presenza di verde, edifici meno efficienti e più fragili condizioni economiche. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, come riportato in un interessante articolo oggi su “La Repubblica”, il comfort termico estivo si colloca tra 24 e 26 gradi, ma nelle periferie urbane le temperature interne possono superare stabilmente i 30 gradi.

L’Osservatorio italiano sulla povertà energetica stima che nel 2024 circa 2,4 milioni di famiglie vivessero già in condizione di povertà energetica. Con il caldo estremo, il problema si amplifica: un’abitazione in classe G può consumare fino al 93% di energia in più rispetto a una in classe A4 per mantenere condizioni di vivibilità.

Il suolo che amplifica il caldo

Un ruolo decisivo è giocato dall’impermeabilizzazione del suolo. Secondo Ispra, nel 2024 l’Italia ha perso 83,7 chilometri quadrati di suolo naturale, con una media di 2,7 metri quadrati al secondo trasformati in superfici artificiali. Le coperture urbane interessano ormai oltre il 7% del territorio nazionale.

Il verde urbano segue spesso le disuguaglianze economiche: dove il reddito è più basso, diminuisce anche la presenza di alberature e ombreggiamento naturale, aumentando l’esposizione alle ondate di calore.

Le risposte e il nodo delle politiche urbane

Nel frattempo il fenomeno si inserisce in un contesto europeo sempre più critico. Uno studio dell’Imperial College di Londra ha stimato nel 2025 oltre 4.500 decessi legati al caldo in 854 città europee. In Italia, il Ministero della Salute ha registrato un aumento dei giorni di allerta caldo, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente.

In questo scenario si colloca la campagna di Legambiente “Che caldo che fa!”, partita da Napoli e destinata ad altre città italiane, che ha evidenziato le differenze tra centro e periferie.

Esempi virtuosi esistono in Europa, da Vienna a Bristol, ma in Italia restano ancora limitati. Gli esperti indicano la necessità di piani comunali di adattamento climatico, più verde urbano, rifugi climatici nei quartieri e un rafforzamento del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, per affrontare una disuguaglianza che oggi è anche termica.

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