Ad Angri confronto sul nuovo Piano Casa, tra edilizia sociale, rigenerazione urbana, housing sociale e nuove opportunità per famiglie e ceto medio.
Angri, il Piano Casa riapre il dibattito sull’abitare
La casa non è più soltanto una questione urbanistica. È diventata una delle emergenze sociali che attraversano il Paese, coinvolgendo non soltanto le fasce più fragili, ma anche quella parte di ceto medio che, pur avendo un reddito, non riesce più ad acquistare un’abitazione e spesso fatica persino a sostenerne l’affitto. È da questa consapevolezza che parte il confronto promosso ad Angri dall’avvocato Bruno Cirillo, che ha riunito professionisti, tecnici ed esperti per discutere delle opportunità offerte dal nuovo Piano Casa del Governo Meloni e, soprattutto, delle possibili ricadute sul territorio angrese.
«Dal Piano Fanfani una lezione ancora attuale»
Aprendo i lavori, Bruno Cirillo ha richiamato una delle pagine più importanti della ricostruzione italiana. «Nel dopoguerra – ha ricordato – con il Piano INA-Casa voluto da Amintore Fanfani furono realizzati circa 355 mila alloggi destinati ad una popolazione stremata dalla Seconda guerra mondiale. Oggi siamo in un contesto completamente diverso, ma resta identica l’esigenza di garantire il diritto alla casa alle fasce più deboli e anche a quelle che definisco “fasce grigie”, cioè quel ceto medio che non possiede i requisiti per accedere all’edilizia popolare ma non riesce più a sostenere i costi del mercato immobiliare».
Il Piano Casa Meloni: meno consumo di suolo, più rigenerazione urbana
Un diritto che, pur non essendo espressamente previsto dalla Costituzione, trova fondamento in diversi principi costituzionali, a partire dalla funzione sociale della proprietà privata. Secondo Cirillo, il nuovo Piano Casa non può essere paragonato all’imponente intervento pubblico del dopoguerra. «Non è il Piano Fanfani – ha spiegato – ma è comunque un provvedimento importante perché introduce un cambio di prospettiva. La priorità non è più costruire ovunque, ma recuperare e rifunzionalizzare il patrimonio edilizio esistente, limitando il consumo di suolo».
Il decreto-legge, ormai prossimo alla conversione definitiva, punta infatti al recupero di decine di migliaia di immobili oggi inutilizzati o inagibili, destinandoli prevalentemente all’edilizia residenziale sociale. Una filosofia che, osserva Cirillo, si riflette anche nella scelta della Commissione Ambiente della Camera quale sede referente del provvedimento, a testimonianza del forte legame tra politiche abitative e sostenibilità ambientale.
Ad Angri oltre 500 richieste di edilizia residenziale pubblica
La riflessione si sposta quindi sulla realtà locale, dove i numeri restituiscono la dimensione di un disagio abitativo che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente. «Ad Angri – evidenzia Cirillo – registriamo un dato che non può essere ignorato: le richieste di edilizia residenziale pubblica sono cresciute in maniera esponenziale, arrivando a oltre 500 domande. È il segnale evidente di un disagio abitativo sempre più diffuso».
Il problema, però, non riguarda soltanto chi possiede un ISEE inferiore ai limiti previsti per accedere agli alloggi popolari. «Esiste una fascia di cittadini che lavora, percepisce uno stipendio, ma non riesce comunque ad acquistare una casa né a sostenere gli attuali canoni di locazione. È proprio a loro che deve guardare anche l’housing sociale».
Le aree già previste dal PUC
Cirillo ricorda come il Piano Urbanistico Comunale del 2018 contenesse già alcune previsioni per l’edilizia residenziale sociale. Si tratta, in particolare, di 8 alloggi nell’ambito della rigenerazione urbana di Corso Vittorio Emanuele, 18 alloggi nell’area ex MCM, 42 alloggi nell’area Ardinghi-Fondo Badia e 14 alloggi previsti nell’ex Officine Raiola di via Enrico Fermi, questi ultimi mai concretizzati.
Ed è proprio quest’ultimo caso ad essere indicato come un esempio da non ripetere. «L’ERS deve essere realmente edilizia sociale. Se il risultato finale è quello che si è verificato nell’operazione dell’ex Officine Raiola, allora significa che qualcosa non ha funzionato. Dobbiamo evitare che strumenti pensati per l’interesse collettivo finiscano per favorire esclusivamente operazioni speculative».
Il terzo pilastro: il partenariato pubblico-privato
Uno degli aspetti più innovativi del nuovo Piano Casa riguarda il cosiddetto partenariato pubblico-privato. Secondo Cirillo rappresenta il “terzo pilastro” dell’intera riforma. Tra gli emendamenti illustrati durante il convegno figurano infatti norme che prevedono, accanto agli alloggi sociali, servizi di quartiere, attività commerciali di vicinato, artigianato urbano, coworking, spazi destinati a start-up e microimprese, con quote comprese tra il 5 e il 15% delle superfici.
«In questi emendamenti – osserva Cirillo – c’è una visione moderna della città. Non solo case, ma quartieri vivi, servizi, lavoro, commercio di prossimità e integrazione tra generazioni. Ad Angri abbiamo l’opportunità concreta di costruire una città più solidale».
Montella: «Il diritto alla casa è una questione sociale»
A raccogliere il testimone è stato l’avvocato Christian Montella, che ha sottolineato come il nuovo Piano Casa rappresenti soprattutto una sfida sociale. «Oggi il problema non è soltanto urbanistico. Quando una giovane coppia non riesce ad acquistare casa o una famiglia fatica persino a pagare l’affitto, siamo davanti ad una questione sociale che deve diventare una priorità delle istituzioni».
Montella ha evidenziato il ruolo centrale che dovranno svolgere i Comuni. «Sono gli enti locali a conoscere realmente i bisogni delle comunità. Per questo ogni intervento dovrà nascere dall’ascolto del territorio e dalla collaborazione tra amministrazioni, cittadini e operatori economici».
«Ad Angri servono scelte coraggiose»
Secondo Montella, Angri possiede numerose aree che potrebbero essere recuperate attraverso i nuovi strumenti previsti dalla legge. «Abbiamo comparti urbani che attendono da anni di essere rigenerati. Questa riforma può trasformarli in opportunità per i giovani e per le famiglie». Fondamentale, secondo l’ex consigliere comunale, sarà superare le contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato.
«Il Comune deve fissare gli obiettivi di interesse pubblico; il privato può mettere a disposizione investimenti e capacità realizzativa. Solo così si potranno ottenere risultati concreti».
La proposta: rigenerare senza consumare nuovo suolo
Nella parte conclusiva del confronto Cirillo ha rilanciato una proposta destinata ad alimentare il dibattito urbanistico cittadino. Secondo il professionista, prima di prevedere nuove edificazioni occorrerebbe valutare il recupero del patrimonio esistente.
Ha citato, ad esempio, la possibilità di riqualificare gli edifici della prima 167, fino ad ipotizzarne, in prospettiva, una completa ricostruzione secondo criteri moderni di efficienza energetica e qualità abitativa.Parallelamente invita a riflettere sull’opportunità di evitare ulteriore consumo di suolo nelle residue aree verdi cittadine. «Abbiamo davanti una possibilità concreta. Il Piano Casa offre strumenti nuovi. Sta a noi trasformarli in una vera occasione di sviluppo per Angri, evitando che l’edilizia residenziale sociale diventi soltanto una formula sulla carta e facendo in modo che il diritto alla casa torni ad essere un diritto realmente accessibile per le giovani famiglie, per il ceto medio e per chi oggi vive una situazione di fragilità abitativa».
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