La messinscena del radicamento
Il comunicato di Fratelli d’Italia di Scafati vuol narrare di un’“ampia partecipazione di cittadini e simpatizzanti” al gazebo di via Berlinguer. Peccato che l’unica prova fornita di questa ampiezza sia l’aggettivo stesso: nessun numero, nessuna foto che documenti l’affluenza, nessun dato verificabile. È il classico comunicato che si autocertifica — un partito che parla di sé attraverso se stesso, in un cortocircuito comunicativo dove il successo dell’iniziativa è assunto a priori, non dimostrato.
Quello che è verificabile è la presenza istituzionale: il sottosegretario ai Trasporti Antonio Iannone e la deputata Imma Vietri, oltre al gruppo consiliare cittadino, agli assessori e ai dirigenti locali. Una passerella di cariche, insomma, più che un’assemblea popolare. “Pochi intimi”, appunto: il partito parla a sé stesso, in un evento pensato più per l’autorappresentazione interna che per l’ascolto reale di una città che avrebbe ben altro da dire.
Il vuoto nel discorso: cosa NON è stato detto
Il comunicato di Mario Santocchio, la vera “volpe del deserto”, è un campionario di formule vuote: “progetto politico rinnovato”, “squadra forte e unita”, “risposte concrete a chi si sente escluso”. Frasario che potrebbe trovare applicazione a qualsiasi gazebo di qualsiasi partito in qualsiasi città d’Italia, perché di Scafati — quella vera, con i suoi problemi specifici — non c’è traccia. Assenti ingiustificati dal dibattito, stando a quanto riportato: la ZES (Zona Economica Speciale) e le sue ricadute mancate sul tessuto produttivo locale; l’ACSE, cioè lo stato della gestione idrica e i suoi contenziosi; gli spazi pubblici abbandonati che punteggiano la città; i debiti comunali ereditati dalla gestione Aliberti, che pesano sui bilanci attuali e futuri.
Quattro nodi strutturali, quattro omissioni o dimenticanze. Il “dialogo sincero e costruttivo” evocato dal simpatico Santocchio si consuma quindi nel campo del non detto: si parla di squadra e di visione d’insieme, ma non delle voci di bilancio che quella squadra dovrà affrontare. C’è un dettaglio che il comunicato omette e che merita di essere segnalato: il coordinatore cittadino Mario Santocchio è anche presidente di Bus Italia. Che il coordinatore di partito che organizza un evento con il sottosegretario ai Trasporti sia al contempo un dirigente del settore trasporti non è, di per sé, un illecito — ma è un’informazione che un lettore ha diritto di conoscere per valutare la natura dei rapporti in campo, ed è singolare che nel resoconto ufficiale non compaia.
La retorica dei “personalismi” da superare
Interessante anche il passaggio sui “frazionamenti individuali” e i “personalismi” da abbandonare in nome della squadra. È un linguaggio che tradisce più di quanto dichiari: si invoca l’unità perché evidentemente qualcosa, nel centrodestra scafatese, non è affatto unito. Chi siano questi frazionamenti — se riferiti a dinamiche interne a FdI o alla coalizione di centrodestra più ampia — il comunicato non lo dice. Ma l’appello all’unità, quando è così insistente, è di solito il sintomo più affidabile della sua assenza.
In sintesi: un gazebo, qualche parlamentare in trasferta, un comunicato di autocelebrazione e un elenco di temi cittadini rimasti fuori dalla porta. Il “percorso di radicamento” annunciato per Scafati assomiglia, per ora, più a un rituale di partito, un protocollo di default, che a un reale confronto con la città. Speriamo di sbagliarci. Alla fine “meloni” per dessert.













