Crescono le candidature alla Federico II, mentre la sanità regionale affronta carenze.
Torna a crescere l’interesse dei giovani per la professione infermieristica e il segnale più evidente arriva dalla Federico II di Napoli. Secondo quanto riportato da Il Mattino, le domande per partecipare al test di ammissione sono passate dalle 621 dello scorso anno alle 1.013 del 2026, con 392 candidature in più e un incremento del 63,1%. La crescita riguarda anche gli altri atenei campani, dalla Vanvitelli all’Università di Salerno, confermando una possibile inversione di tendenza dopo anni nei quali il corso di laurea aveva perso progressivamente attrattività. Alla Federico II sono disponibili 510 posti, mentre le candidature arrivano quasi al doppio della capacità formativa programmata: sono 1,99 aspiranti per ogni posto, con 503 candidati oltre i posti disponibili.
Più iscritti, ma la carenza resta
L’aumento delle domande, scrive “Il Mattino” rappresenta un segnale positivo per una professione che continua a essere centrale nel sistema sanitario. Ma i nuovi iscritti non potranno contribuire alla copertura degli organici nel breve periodo: chi supererà il test del 16 settembre dovrà completare il percorso triennale prima di entrare nel sistema sanitario.La Campania, però, ha bisogno di infermieri già oggi, negli ospedali, nei pronto soccorso, nell’assistenza domiciliare e nella nuova rete territoriale finanziata dal Pnrr. Il programma prevede 172 Case della comunità, 48 Ospedali di comunità e le Centrali operative territoriali. Strutture che, per diventare realmente operative, dovranno essere accompagnate da personale stabile e adeguatamente formato.
La sfida delle aree interne
Particolarmente delicata è la situazione delle aree interne dell’Irpinia, del Sannio, del Cilento, del Matese e dell’Alto Casertano. In alcuni territori le graduatorie sono state esaurite tra rinunce e difficoltà di reclutamento, rendendo necessario il ricorso a contratti libero-professionali, più onerosi e meno stabili. A pesare sono anche le distanze, i collegamenti difficili, la dispersione della popolazione e l’invecchiamento demografico. Sono proprio queste le aree nelle quali le Case e gli Ospedali di comunità potrebbero contribuire a ridurre i ricoveri impropri e gli spostamenti verso i grandi centri. Per rendere attrattive le sedi più difficili serviranno concorsi rapidi, contratti stabili e incentivi, oltre a misure legate a retribuzioni, alloggi, trasporti, formazione e possibilità di carriera.La rete territoriale, inoltre, non riguarda soltanto gli infermieri. Le Case della comunità dovranno favorire l’integrazione tra le diverse professioni sanitarie, costruendo équipe capaci di seguire soprattutto anziani, malati cronici e persone non autosufficienti. Il dato nazionale conferma intanto la crescita dell’interesse: nel 2026 sono state presentate 21.907 domande per 20.672 posti, mentre nel 2025 le richieste erano state 18.836 per 20.409 posti. Il fenomeno appare dunque in crescita, ma il vero banco di prova sarà trasformare le candidature in nuovi professionisti e personale effettivamente disponibile nei territori dove la carenza è più forte.
Sant’Egidio del Monte Albino, quando la cosa pubblica diventa “casa nostra”













