Un paese sospeso tra grandi opere, consumo di suolo, servizi contestati e una politica che sembra aver perso la bussola
La frazionata Sant’Egidio del Monte Albino vive da qualche lustro un’inquietudine amministrativa difficile da ignorare. Un paese in cui i problemi sembrano moltiplicarsi mentre la capacità di governare i processi appare, almeno dall’esterno, sempre più debole ed indecifrabile. Questioni mai risolte nell’ultimo lustro: il forno crematorio, la zona contesa, le modalità di applicazione della ZES. Questioni delicate, capaci di incidere profondamente sul futuro assetto del territorio e che avrebbero bisogno di una discussione pubblica seria, trasparente, documentata.Poi ci sono le altre questioni, non minori: il mercato ortofrutticolo, di cui sarebbe necessario conoscere con chiarezza i termini progettuali, i tempi e le modalità di realizzazione; il palazzo comunale incompiuto; gli asili nido; e soprattutto le politiche sociali e la gestione delle strutture sportive.
Proprio questi ultimi due settori sembrano essere diventati, nel dibattito cittadino, terreno particolarmente sensibile e di duro scontro nella sgretolata maggioranza dei selfi. Ed è qui che una domanda diventa inevitabile: quando la gestione della cosa pubblica rischia di apparire troppo concentrata nelle mani di pochi, chi controlla che tutto avvenga secondo criteri di trasparenza, imparzialità, pluralità e rotazione?
Una città che chiede trasparenza, non fedeltà
Gli incresciosi avvenimenti di lite verificatisi all’interno della casa comunale dovrebbero indurre tutti, maggioranza e opposizione, a una riflessione seria. Non perché si debba emettere una sentenza politica prima ancora di conoscere gli atti. Al contrario: proprio perché gli atti devono essere conosciuti. I cittadini di Sant’Egidio del Monte Albino e delle sue frazioni hanno il diritto di sapere chi decide, come decide e secondo quali criteri vengono gestite le risorse pubbliche. Non basta dire che tutto è regolare. Quando emergono dubbi o contestazioni, la risposta più efficace non è la difesa d’ufficio: è rendere tutto verificabile. Per questo, alla luce delle questioni sollevate in questi mesi, sarebbe legittimo chiedere un supplemento di trasparenza, controlli e accessi agli atti, affinché eventuali discrasie possano essere chiarite e, se invece tutto procede nella piena regolarità, sia proprio la documentazione a dimostrarlo. La pubblica amministrazione non è una proprietà privata. Non è “casa nostra”. È la casa di tutti. E proprio per questo che assessori, amministratori, familiari e persone vicine alla politica devono essere valutati non sulla base della prossimità personale, ma attraverso regole uguali per tutti. Mancano pochi mesi al nuovo turno elettorale e la prossima campagna amministrativa non potrà prescindere da queste domande.
Trent’anni di territorio consumato e nessuna vera visione
Ma il problema di Sant’Egidio non riguarda soltanto la macchina amministrativa. Riguarda il territorio. Da trent’anni il paese sembra essere sottoposto a una trasformazione urbanistica senza una visione realmente capace di separare le esigenze produttive da quelle residenziali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: attività produttive, abitazioni, strade e grandi mezzi convivono spesso in un coacervo urbano difficile da sostenere. La terra degli agrumi e del fusillo, quella che avrebbe potuto costruire la propria identità sulla qualità del paesaggio, dell’agricoltura e delle produzioni, rischia di essere ricordata sempre più per cemento, cattivi odori e autotreni parcheggiati lungo le strade. È una fotografia impietosa, ma sarebbe difficile negare che esista. Eppure una domanda resta senza risposta: perché non è stata sfruttata con maggiore lungimiranza l’area industriale di Taurana, invece di continuare a consumare altro territorio e avvicinare ulteriormente attività produttive e residenze? Non è una questione ideologica. È urbanistica, pianificazione. È politica amministrativa. Perché amministrare significa anche prevedere le conseguenze delle proprie scelte. Un territorio non si governa inseguendo le emergenze o con i pacchi alimentari. Si amministra immaginando ciò che accadrà nel futuro prossimo. Ed è proprio questa visione che oggi sembra mancare.
Il sindaco Antonio La Mura, una brava persona, e stimato professionista, niente più, con la sua maggioranza dovrà prima o poi confrontarsi duramente con tutto questo confutando tutte queste osservazioni. La prossima campagna elettorale sarà il momento in cui, quando questi saranno alle loro porte a bussare, i cittadini dovranno chiedere conto delle scelte compiute, delle occasioni perdute e di quelle ancora da cogliere. Perché chiedere nuovamente fiducia è legittimo. Una fiducia che, in democrazia, non è affatto un assegno in bianco. Resta l’amletico dubbio: ma Sant’Egidio del Monte Albino e frazioni vogliono continuare a essere amministrate attraverso rapporti casuali, di prossimità e gestione dell’emergenza, oppure è finalmente arrivato il momento di pretendere una visione pubblica, trasparente e di lungo periodo?













