Undicesima aggressione del 2026 nelle strutture dell’Asl Napoli 2 Nord. Forzata una porta blindata, minacce agli infermieri e riprese con il cellulare.
L’irruzione dopo la morte della paziente
Una porta blindata forzata. Parenti che irrompono in reparto. Un uomo che si qualifica come medico dell’Asl Napoli 1 e sale sul letto della paziente appena deceduta tentando autonomamente di rianimarla. Poi tanta tensione. È quanto sarebbe accaduto nella notte tra martedì e mercoledì all’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove la morte di una paziente ricoverata in Medicina interna ha fatto esplodere una situazione di forte agitazione.
Secondo quanto riportato nelle relazioni di servizio, e anche dalla stampa, la donna versava in condizioni molto gravi e i familiari erano stati informati dai sanitari dell’imminenza del decesso. Dopo la morte, mentre medici e infermieri erano ancora impegnati nelle procedure previste, tre parenti avrebbero forzato la porta blindata del reparto riuscendo a entrare. Uno degli uomini avrebbe dichiarato di essere un medico dell’Asl Napoli 1. Una qualifica che dovrà essere verificata.
Carabinieri in reparto e accertamenti in corso
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, mentre il personale sanitario ha dovuto completare le procedure previste in un clima di forte pressione. Nessun operatore avrebbe riportato lesioni fisiche, ma la direzione sanitaria ha acquisito le relazioni del personale. Restano da chiarire l’identità delle persone entrate nel reparto, le modalità con cui è stata forzata la porta e la reale qualifica professionale dichiarata dall’uomo. Si valuta anche una denuncia per interruzione di pubblico servizio.
L’ennesimo episodio contro il personale sanitario
Il caso è stato segnalato anche dall’associazione Nessuno tocchi Ippocrate e dal deputato Francesco Emilio Borrelli. L’episodio riporta al centro la questione della sicurezza degli operatori sanitari: quella del San Giuliano sarebbe infatti l’undicesima aggressione del 2026 nelle strutture dell’Asl Napoli 2 Nord, mentre il bilancio sale a 27 considerando anche gli episodi registrati nell’Asl Napoli 1 Centro. Una sequenza di aggressioni, minacce e intimidazioni che continua a trasformare ospedali e pronto soccorso in luoghi nei quali medici, infermieri e operatori sociosanitari sono sempre più spesso costretti a lavorare sotto pressione.













