Cinque anni di reclusione. È la pena diventata definitiva per Antonio Granata, 50enne di Sant’Antonio Abate, coinvolto nell’inchiesta sul maxi quantitativo di cocaina trovato nel maggio del 2025 nell’area della vecchia stazione ferroviaria di Angri.
L’uomo, assistito dall’avvocato Alfonso Abagnale, ha scelto di definire la propria posizione attraverso il patteggiamento. Il provvedimento è ormai irrevocabile.
I 36 chili nascosti tra i binari
Il ritrovamento risale al maggio dello scorso anno, quando i carabinieri individuarono 36 chilogrammi di cocaina ad altissima purezza nascosti tra la vegetazione spontanea e i binari ormai inutilizzati dello scalo ferroviario angrese.
Un quantitativo che, secondo le stime investigative, avrebbe avuto un valore sul mercato illecito superiore ai sei milioni di euro.
Granata era stato individuato dagli investigatori nell’ambito dell’attività condotta dai Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia. Il suo ruolo sarebbe stato quello di una sorta di supporto logistico all’operazione, con il compito di sorvegliare il carico e il luogo in cui era stato temporaneamente depositato, in attesa del recupero.
L’inchiesta e il ruolo di Petranovic
Il procedimento si inserisce in un’attività investigativa più ampia, partita dalla Procura di Nocera Inferiore e successivamente collegata a filoni di indagine della Dda di Napoli.
A fornire nuovi elementi agli investigatori sono state anche le dichiarazioni di Vincenzo Petranovic, ex esponente del clan Fezza-De Vivo di Pagani e oggi collaboratore di giustizia.
Nei suoi interrogatori davanti ai magistrati dell’Antimafia, Petranovic avrebbe dichiarato di essere il reale proprietario della cocaina sequestrata ad Angri, collocando il carico all’interno di un traffico internazionale sviluppato tra la Campania e la Spagna.
Le dichiarazioni del collaboratore sono ancora in parte coperte da omissis. Restano quindi da chiarire diversi aspetti della vicenda, a partire dall’identità di chi avrebbe dovuto recuperare materialmente il borsone nascosto nell’area ferroviaria e dai presunti referenti dell’organizzazione in territorio spagnolo.
Gli altri interrogativi
Gli investigatori stanno inoltre cercando di ricostruire l’intera filiera del traffico, compresi i finanziamenti necessari per l’acquisto del maxi carico e le modalità con cui la cocaina sarebbe arrivata in Italia.
Tra le ipotesi investigative figurano possibili passaggi attraverso importanti scali portuali del Mezzogiorno, tra cui Napoli, Salerno e Gioia Tauro.













