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Vesuvio, la lezione del fuoco, ora le sentinelle in campo

Partita la campagna antincendio 2026 con nuove misure preventive, monitoraggio diffuso e interventi nelle aree boschive.

Ripristino delle infrastrutture antincendio, monitoraggio del territorio e nuove misure preventive per proteggere il patrimonio boschivo vesuviano.

Un territorio che non dimentica

A quasi un anno dai roghi che devastarono il versante meridionale del Somma – Vesuvio, resta vivo il ricordo di una delle emergenze ambientali più gravi degli ultimi anni. Le fiamme divorarono centinaia di ettari di macchia mediterranea, boschi e coltivazioni pregiate, imponendo una vasta mobilitazione di uomini e mezzi tra lanci aerei, squadre a terra e operazioni di spegnimento protrattesi per giorni.

L’emergenza interessò contemporaneamente anche altre aree della provincia di Napoli, dai Camaldoli alle zone comprese tra Pozzuoli e Licola, fino alle pinete della fascia costiera domiziana. Oggi, alla vigilia della stagione più critica, l’attenzione si concentra soprattutto sulla prevenzione. Tra gli interventi più significativi figura il ripristino della vasca antincendio situata nei pressi del sentiero 11 del Parco Nazionale del Vesuvio, un’infrastruttura rimasta inutilizzabile per anni e considerata strategica per il supporto alle attività di spegnimento nelle aree boschive.

Prevenzione, monitoraggio e partecipazione

La stagione estiva 2026 si apre con l’attivazione delle misure previste per il periodo di massima pericolosità degli incendi boschivi. Fino alla fine di settembre sono in vigore restrizioni che riguardano l’accensione di fuochi, la combustione di residui vegetali, l’utilizzo di materiale pirotecnico in prossimità delle aree boschive e comportamenti potenzialmente pericolosi all’interno dei territori a rischio.

Parallelamente prosegue il monitoraggio del territorio attraverso iniziative che coinvolgono cittadini, studenti e volontari. Nei primi mesi dell’anno numerose attività di controllo hanno interessato la Pineta di Terzigno, il Gran Cono, il Monte Somma, la Valle dell’Inferno, i Conetti vulcanici di Pollena Trocchia e la Riserva del Tirone, consentendo di raccogliere segnalazioni georeferenziate relative a rifiuti abbandonati e situazioni di degrado ambientale.

Alle attività sul campo si affiancano percorsi di educazione ambientale nelle scuole e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza. L’obiettivo è rafforzare la cultura della tutela del territorio e promuovere una partecipazione sempre più attiva nella difesa del patrimonio naturalistico vesuviano. Con infrastrutture in fase di ripristino, controlli rafforzati e una rete di volontari già operativa, il territorio prova ad affrontare l’estate con strumenti più efficaci rispetto al passato, nella speranza di evitare il ripetersi delle devastazioni che hanno segnato gli anni precedenti.

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