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Acqua in Campania, la Corte dei conti mette sotto esame il sistema

Tariffe differenti, Comuni senza gestore, società indebitate e dubbi sugli assetti societari. La relazione della Corte dei conti fotografa le criticità del sistema idrico campano e chiede alla Regione risposte e documentazione.

Tariffe, gestori, debiti e affidamenti: la relazione della magistratura contabile evidenzia criticità diffuse.

Un sistema frammentato e sotto osservazione

Campania. Il sistema idrico campano finisce sotto la lente della Corte dei conti, lo riporta oggi l’edizione campana di “Repubblica”. In una relazione di 28 pagine, il magistrato istruttore Domenico Cerqua ha chiesto alla Regione chiarimenti, documenti e valutazioni sull’organizzazione del servizio idrico, sulle tariffe e sugli affidamenti ai gestori. Nel mirino ci sono le conseguenze della legge regionale del 2015, che ha previsto un ambito unico regionale governato dall’Ente Idrico Campano (Eic) e articolato in sette distretti. Il quadro che emerge è quello di un sistema ancora caratterizzato da forti differenze territoriali: secondo quanto riportato nella relazione, 330 Comuni su 550 non avrebbero un gestore affidatario per i servizi idrici, fognari e depurativi. Una situazione che, secondo il componente del comitato esecutivo dell’Eic Salvatore Parisi, richiede un cambio di rotta e una governance più efficiente, privilegiando la gestione pubblica e allontanandola dalle logiche spartitorie.

Tariffe diverse e costi che pesano sui cittadini

Uno dei principali nodi sollevati dalla Corte dei conti riguarda la determinazione delle tariffe idriche. La normativa prevede che la bolletta debba coprire i costi di gestione e investimento, ma i dati forniti dai gestori determinano differenze significative tra territori. La magistratura contabile chiede quindi di verificare l’esistenza di meccanismi capaci di garantire una perequazione tariffaria tra i distretti e di contenere il trasferimento degli aumenti dei costi direttamente sulle bollette. Particolare attenzione viene riservata anche ai Comuni in difficoltà finanziaria. La relazione segnala una «quasi costante violazione» delle norme sulla copertura dei costi del servizio idrico, situazione che può contribuire a creare ulteriori squilibri nei bilanci comunali. La Corte chiede inoltre di chiarire se alcuni Comuni intendano aggiornare le tariffe per tenere conto dell’aumento dei costi di gestione.

Il caso Napoli e la trasformazione di Abc

Tra i casi analizzati, dal quotidiano, c’è quello di Napoli, dove il precedente distretto comprendeva 32 Comuni della provincia, ma dal 2021 è stato suddiviso in due ambiti distinti, uno dei quali coincide con il territorio comunale. La Corte dei conti chiede alla Regione le motivazioni tecniche che hanno portato a questa scelta, superando l’orientamento che puntava allo sviluppo di un sistema integrato affidato all’espansione di Abc Napoli.

Proprio sulla trasformazione di Abc da azienda speciale a società per azioni, oggetto di discussioni e polemiche, la relazione contiene un passaggio particolarmente significativo. I magistrati ritengono che non ricorrano le condizioni previste dal decreto legislativo 201 del 2022 per consentire all’azienda speciale di gestire il servizio idrico. Un rilievo che apre interrogativi sull’assetto futuro del gestore napoletano e sulla piena conformità del modello scelto alle nuove regole nazionali sui servizi pubblici locali.

Gori, la maggioranza ancora legata all’Ente d’ambito

Particolarmente importante per l’area sarnese e vesuviana è il capitolo dedicato a Gori, società che gestisce il servizio idrico in 76 Comuni. La Corte dei conti evidenzia che «dal 2015 risulta in liquidazione l’Ente d’ambito» che tuttora detiene la maggioranza della società. Da qui la richiesta di relazionare sull’assetto societario di Gori e sull’esistenza dei requisiti necessari per riconoscerle stabilmente la natura di soggetto gestore. Si tratta di un passaggio rilevante perché investe direttamente il modello societario attraverso il quale viene gestito il servizio idrico in una vasta parte dell’area metropolitana e dell’Agro. La Corte chiede dunque di fare chiarezza su una situazione che, a distanza di anni dalla riforma regionale, presenta ancora elementi da definire sul piano istituzionale e societario.

Alto Calore e il peso dei debiti

Il quadro diventa ancora più complesso spostandosi verso l’Irpinia, dove opera Alto Calore. La società è in concordato preventivo e, secondo i dati riportati nella relazione, il bilancio al 31 dicembre 2024 presentava una perdita di circa 255,4 milioni di euro. La Corte dei conti chiede informazioni sulle criticità emerse nella gestione successiva, con particolare attenzione all’aumento del debito già significativo dopo il concordato e alla gestione del personale. Anche in questo caso emerge il problema di una gestione del servizio idrico gravata da difficoltà finanziarie che rischiano di ripercuotersi sulla capacità degli enti e dei gestori di garantire investimenti, manutenzione e continuità del servizio.

Caserta senza gestore e il caso dell’Acquedotto pugliese

Non mancano anomalie anche nel Casertano. A seguito di una sentenza del Tar del luglio scorso, secondo la relazione della Corte dei conti risulterebbe ancora assente un gestore del servizio. Da circa un anno, inoltre, la società Itl sarebbe davanti al tribunale fallimentare. Nel distretto irpino viene invece segnalato un altro elemento definito problematico: alcuni Comuni sarebbero serviti dall’Acquedotto pugliese, società appartenente a un’altra Regione. La Corte parla di una situazione paradossale, chiedendo di verificare la conformità di tali affidamenti alla normativa campana.

Il nodo politico: quale futuro per l’acqua pubblica

Al di là dei singoli casi, la relazione della Corte dei conti restituisce l’immagine di un sistema che, a oltre dieci anni dalla riforma regionale, presenta ancora frammentazione, problemi finanziari, questioni societarie e differenze tariffarie. Per Salvatore Parisi, il punto centrale è garantire una gestione pubblica capace di assicurare efficienza e trasparenza, evitando che il servizio idrico diventi terreno di spartizioni politiche. «330 Comuni su 550 non hanno un gestore» è il dato richiamato per evidenziare quanto il processo di riorganizzazione sia ancora incompleto.

La parola e le carte ora passano alla Regione Campania e all’Ente Idrico Campano, chiamati a fornire alla magistratura contabile chiarimenti e documentazione. Sullo sfondo resta una questione essenziale: garantire ai cittadini un servizio idrico efficiente, sostenibile economicamente e uniforme, evitando che inefficienze e debiti finiscano per essere scaricati sulle bollette.

Rifiuti abbandonati: perché rispuntano dopo la raccolta

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