Nell’omelia per il decimo anniversario dell’ordinazione episcopale, l’arcivescovo di Napoli richiama i giovani alla speranza e al cambiamento
«Non permettete a nessuno di dirvi che siete sbagliati»
È soprattutto ai giovani che Domenico Battaglia ha rivolto il suo messaggio durante la celebrazione nel Duomo di Napoli, organizzata in occasione del decimo anniversario della sua ordinazione episcopale. Un appello diretto a non lasciarsi convincere di essere fuori posto, a continuare a sognare e a trovare dentro di sé la forza per cambiare la società. «Non datevi mai per vinti. Cambiare è possibile», ha detto l’arcivescovo, indicando nella fede, nella vita e nell’attenzione verso gli ultimi alcuni dei riferimenti essenziali del suo messaggio.
I giovani come «presente» della storia
Per Battaglia i giovani non rappresentano semplicemente il futuro, ma il presente della storia e della Chiesa. Un ruolo che, secondo l’arcivescovo, deve essere riconosciuto da una società adulta spesso incapace di offrire loro prospettive. «Fanno fatica a vedere l’aurora», ha sottolineato, denunciando un mondo adulto che avrebbe finito per «occultare l’orizzonte». I giovani diventano così anche il «termometro» dell’autenticità della società e della stessa comunità ecclesiale.
Dalle comunità di recupero ai quartieri di Napoli
Nel corso dell’omelia, l’arcivescovo ha ripercorso idealmente il proprio cammino pastorale, dai ragazzi incontrati nelle piazze di Cerreto Sannita alle comunità di recupero, fino ai giovani dei quartieri napoletani della Sanità, Scampia, Forcella e Quartieri Spagnoli. Ha parlato di ragazzi «dai destini sospesi», esposti al richiamo della criminalità quando questa diventa l’unica promessa di appartenenza. Ma anche di giovani schiacciati dalla mancanza di lavoro e opportunità, spesso privi di adulti capaci di credere realmente in loro.
La speranza contro il deserto sociale
Nel suo intervento Battaglia ha descritto anche una generazione che porta con sé un forte deserto emotivo, ma contemporaneamente una grande sete di vita. Da qui l’appello alla comunità: aiutare i giovani a non farsi «rubare la speranza». Una responsabilità che coinvolge la famiglia, la scuola, le istituzioni, la Chiesa e l’intera società.
Dieci anni di episcopato
Originario della Calabria, Battaglia è arrivato alla guida dell’Arcidiocesi di Napoli dopo essere stato vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, succedendo al cardinale Crescenzio Sepe. La celebrazione nel Duomo ha rappresentato quindi anche un momento per ripercorrere un decennio di episcopato, attraverso un messaggio fortemente legato ai temi della marginalità, dell’inclusione e della dignità delle persone.
L’appello dell’arcivescovo
«Ai giovani dico: non permettete a nessuno di dirvi che siete sbagliati. Siate capaci di sognare in grande, di lottare e di non darvi mai per vinti. Cambiare è possibile», conclude il Cardinale.













