Un lotto di circa 300 metri quadrati torna sul mercato a fine mese: il consigliere critica l’amministrazione e chiede verifiche sul patrimonio pubblico
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La vecchia vicenda della Scafati Sviluppo torna a riaffacciarsi sulla scena politica cittadina. A riaprire il dossier è il consigliere comunale Gennaro Avagnano, esponente critico della maggioranza guidata dal sindaco Pasquale Aliberti, che richiama l’attenzione su un nuovo immobile appartenente alla massa fallimentare della società partecipata al 100% dal Comune. Al centro della contestazione c’è un lotto di circa 300 metri quadrati, dei quali circa 260 edificati e destinati a uffici e locali di guardiania, che dovrebbe essere posto all’asta alla fine del mese. Secondo quanto riferito da Avagnano, la base d’asta sarebbe fissata in circa 33 mila euro.
Il consigliere chiede quindi all’amministrazione di non limitarsi a prendere atto della procedura, ma di approfondire la questione sotto il profilo patrimoniale e urbanistico, verificando quale sia l’interesse del Comune rispetto a un bene che, prima del fallimento, rientrava nel patrimonio della società pubblica. «Stiamo parlando sempre di beni che erano del Comune di Scafati ed entrati nel fallimento», afferma Avagnano, invitando sindaco e assessori competenti a occuparsi della vicenda.
Dalla Scafati Sviluppo alla nuova asta: il nodo del patrimonio pubblico
La riflessione del consigliere parte dalla storia dell’ex Copmes, area di grandi dimensioni finita nella disponibilità della Scafati Sviluppo e successivamente coinvolta nella procedura fallimentare. Avagnano ricorda che la procedura ebbe origine nel 2016, quando alla guida dell’amministrazione comunale c’era lo stesso Aliberti, mentre l’attuale assessore Alfonso Di Massa ricopriva il ruolo di presidente del Consiglio di amministrazione della società. È proprio questo elemento di continuità politica che, secondo il consigliere, rende ancora più necessario tornare a occuparsi di quella vicenda.
«Quella triste e fallimentare storia oggi torna alla ribalta della cronaca», sostiene Avagnano, sottolineando come alcuni dei protagonisti politici di quella stagione siano ancora oggi presenti nell’amministrazione cittadina. La domanda posta dal consigliere è dunque soprattutto di natura politica: il Comune intende verificare la procedura e valutare se esista un interesse pubblico all’acquisizione dell’immobile?
Avagnano richiama anche una possibile utilizzazione dei locali. Gli uffici e gli spazi di guardiania, infatti, sarebbero stati utilizzati anche in relazione alla pesa degli automezzi. Da qui un ulteriore elemento che il consigliere sottopone all’attenzione dell’amministrazione: secondo quanto riferisce, Acse spenderebbe circa 500 euro al mese presso un’azienda privata per la pesatura dei propri automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. Un dato che, se confermato, potrebbe alimentare una valutazione sull’opportunità di riportare tale servizio nell’ambito di una struttura pubblica.
Il precedente dei 13mila metri quadrati e la richiesta di verifiche
Nella sua denuncia politica Avagnano collega la nuova asta anche a un’altra vicenda relativa alla massa fallimentare della Scafati Sviluppo: la vendita di circa 13 mila metri quadrati di terreno, che secondo il consigliere sarebbe stata effettuata per circa 270 mila euro. Su quella precedente operazione, precisa Avagnano, la magistratura inquirente avrebbe avviato accertamenti e sarebbe attualmente in corso un procedimento nel quale risulta imputato un perito. Si tratta di un passaggio che va distinto dalle valutazioni politiche e che dovrà trovare eventuale riscontro negli atti giudiziari.
Proprio il precedente induce il consigliere a chiedere una maggiore attenzione da parte dell’amministrazione comunale. «Un approfondimento sicuramente metterebbe tutti in una situazione di tranquillità assoluta», sostiene Avagnano, riferendosi alla necessità di verificare la procedura relativa al nuovo immobile. La richiesta riguarda non soltanto la valutazione economica del bene, ma anche la sua situazione urbanistica e la conformità degli atti. Il consigliere chiama in causa il sindaco, l’assessore al Patrimonio e l’assessore alle Partecipate, chiedendo loro di verificare documentazione, destinazione urbanistica, stima e convenienza di un’eventuale acquisizione da parte del Comune. La polemica politica, inevitabilmente, si allarga poi alla gestione delle priorità dell’amministrazione Aliberti. Avagnano contrappone la necessità di occuparsi del patrimonio pubblico alle numerose iniziative di carattere ludico e sportivo promosse dalla città. «Tra una festa e l’altra potrebbero avere il tempo di occuparsi anche di queste cose», attacca il consigliere.
Una provocazione politica che si chiude con un appello preciso: chiedere spiegazioni, approfondire gli atti e valutare se il Comune possa esercitare un interesse concreto sull’immobile, evitando che un bene proveniente da una società interamente pubblica venga considerato soltanto come una questione appartenente alla procedura fallimentare. Avagnano si spinge infine a evocare il rischio che l’immobile possa finire nelle disponibilità di soggetti vicini ai circuiti del potere cittadino. È una preoccupazione politica espressa dal consigliere, non un fatto accertato. La questione, dunque, resta sospesa tra un’asta imminente, un patrimonio pubblico finito dentro una procedura fallimentare e la richiesta di trasparenza avanzata dall’opposizione interna alla maggioranza. Ora la palla passa all’amministrazione: verificare gli atti, spiegare cosa intenda fare e chiarire se quel bene possa ancora rappresentare un interesse per la collettività.
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