spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

Leggi anche

Altro ancora

Agro Nocerino Sarnese. Dal caso Ranucci alla stampa locale: il prezzo dell’indipendenza

Dal caso nazionale che coinvolge Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola alle dinamiche dell’informazione locale: due contesti diversi, ma una stessa domanda sull’indipendenza del giornalismo.

Il caso Lavitola-Ranucci riapre il dibattito sull’indipendenza del giornalismo e sui rapporti tra cronisti, politica, amicizie e pubblicità.

Il caso Lavitola-Ranucci scuote il giornalismo nazionale perché mette a nudo un principio che vale ovunque, anche nella provincia più periferica: quando il rapporto con chi dovresti controllare diventa più importante del controllo stesso, il giornalismo smette di esistere. Cambiano gli strumenti — a Roma l’amicizia, nell’Agro la pubblicità — ma il meccanismo è identico.

Il caso nazionale

Il 16 ottobre 2025 un ordigno esplode davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Le indagini portano all’arresto di Valter Lavitola, indicato come il mandante dell’attentato, che avrebbe giustificato il gesto come un modo per far rafforzare la protezione attorno al giornalista — una versione che il giudice ha ritenuto priva di riscontro.

Fin qui, cronaca giudiziaria. Ma è ciò che emerge intorno al fatto a interessare chi si occupa di deontologia: il rapporto tra Ranucci e Lavitola non era quello, distaccato, tra un cronista e una fonte occasionale. Lo stesso giornalista lo ha descritto, inizialmente, come un legame quasi fraterno. E da quella vicinanza sarebbe nato anche un progetto politico, con Lavitola che immaginava per Ranucci un futuro da protagonista nel centrosinistra.

Il punto più scomodo riguarda però il resto della categoria: diversi colleghi di peso sapevano di quel progetto politico, e lo hanno reso pubblico solo dopo l’arresto. Sapevano, e hanno taciuto. Non per omertà, ma per quella complicità più sottile che nasce dall’appartenere allo stesso ambiente, alle stesse frequentazioni da proteggere.

Il principio

Al netto delle responsabilità penali, che spettano alla magistratura, il caso pone una domanda che vale ovunque: può un giornalista mantenere credibilità quando il legame personale con chi dovrebbe controllare diventa così stretto da generare un dubbio legittimo sulla sua indipendenza? La deontologia lo dice da sempre: la vicinanza va dichiarata, non nascosta. E quando rischia di condizionare il giudizio, il giornalista si fa da parte. Non è una regola per i grandi nomi Rai. È la regola base di qualunque redazione, ovunque.

Lo stesso meccanismo, altra valuta

A Roma il condizionamento ha viaggiato sul binario dell’amicizia e di un’ambizione politica condivisa. Nell’Agro Nocerino Sarnese viaggia, più prosaicamente, sul contratto pubblicitario: la comunicazione politica a pagamento che diventa, nella prassi silenziosa di troppe testate locali, una polizza contro la critica.

Il meccanismo di fondo è identico: un legame — economico in un caso, personale nell’altro — che si sovrappone al ruolo professionale senza che il lettore ne sia informato. Chi paga per la comunicazione di un evento non dovrebbe acquisire, con quel contratto, alcun diritto di veto sulla cronaca politica che lo riguarda. Ma è esattamente ciò che accade quando un amministratore diventa “intoccabile” perché la sua giunta finanzia la pagina culturale o l’evento della domenica.

Le differenze, dette con onestà

Sarebbe disonesto equiparare i due piani senza distinguerli. Il caso Ranucci-Lavitola riguarda un’inchiesta penale su un attentato dinamitardo, un livello di gravità che nulla ha a che vedere con le dinamiche editoriali locali. Nell’Agro non ci sono bombe né progetti di leadership nazionale. C’è però, in scala ridotta, lo stesso principio: un interesse esterno al giornalismo che si infiltra nel lavoro editoriale fino a determinarne i confini. Ed è proprio la minore visibilità del fenomeno locale a renderlo, per certi versi, più insidioso: non produce audizioni parlamentari né comitati etici. Si consuma nel silenzio quotidiano di chi decide, semplicemente, di non scrivere.

Una sola regola, a ogni latitudine

Il giornalismo che funziona si regge su un principio non negoziabile: la distanza da chi si racconta. Quando quella distanza viene meno, per amicizia o per convenienza economica, il lettore smette di ricevere informazione e comincia a ricevere pubbliche relazioni travestite da cronaca. Il caso romano lo dimostra ai piani alti. L’Agro Nocerino Sarnese lo dimostra, ogni giorno, ai piani bassi online e via etere.

Scafati. Santocchio, il silenzio dorato e l’armistizio (mai dichiarato) con Aliberti

spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_img
gerardo vicidomini
gerardo vicidomini
Gerardo Vicidomini

Articoli popolari