L’iniziativa annunciata per il 2 settembre davanti al Plaza. L’analisi sui temi che il partito dovrebbe affrontare sul territorio
L’annuncio
Il gazebo di Fratelli d’Italia a Scafati: tanto ascolto, poche domande. Mercoledì 2 settembre, dalle 18,30, davanti al centro commerciale Plaza di via Enrico Berlinguer, Fratelli d’Italia Scafati pianta il proprio gazebo. Ci saranno consiglieri, assessori, dirigenti e iscritti, “con l’obiettivo di raccogliere segnalazioni e proposte finalizzate allo sviluppo del territorio”. Il coordinatore cittadino Mario Santocchio affida il senso dell’iniziativa a una dichiarazione che profuma di comunicato nazionale più che di analisi locale: si parla di fiscalità, occupazione, turismo, welfare, politiche abitative, e dell’azione del “Governo Meloni” su lavoro, sicurezza e famiglie. Un invito ai cittadini a “far valere le proprie istanze”. Tutto legittimo, tutto lecito. Il problema non è cosa dice Santocchio. È cosa non dice.
Le domande che il gazebo non farà
A Scafati, in questi mesi, ci sono almeno quattro dossier che qualsiasi sezione di partito radicata sul territorio — non calata dall’alto ogni fine agosto — dovrebbe portare al centro di un incontro con i cittadini:
La ZES. La Zona Economica Speciale rappresenta, sulla carta, una delle poche leve concrete di sviluppo industriale per l’area. Se FdI vuole intestarsi il tema dell’occupazione, il primo banco di prova è dire ai cittadini scafatesi a che punto sono i progetti ZES sul territorio comunale, non recitare lo slogan nazionale sul lavoro.
L’ACSE. La partecipata dei servizi cimiteriali e ambientali resta un nodo di gestione e trasparenza che tocca da vicino la vita quotidiana — e le bollette — degli scafatesi. Un gazebo che raccoglie “segnalazioni” senza affrontare lo stato dell’ACSE raccoglie sfoghi, non proposte.
Gli spazi pubblici abbandonati. Ville comunali, aree verdi, immobili dismessi: il decoro urbano è il primo terreno su cui un cittadino misura un’amministrazione, eppure non compare tra i “principali provvedimenti” richiamati nell’annuncio.
I debiti lasciati nella macchina comunale da Pasquale Aliberti. Su questo, il silenzio è il più significativo di tutti. Se la sezione locale di un partito che governa (anche) a Scafati vuole discutere di fiscalità con i cittadini, la prima fiscalità di cui rendere conto è quella comunale: i conti che l’amministrazione Aliberti ha lasciato in eredità, e come si intende sanarli.
Il metodo, non solo il merito
Non è un problema di buona fede — è un problema di metodo. Un gazebo “informativo” costruito interamente sull’azione del governo nazionale, senza un solo riferimento ai dossier aperti sul tavolo comunale, non è un momento di ascolto: è un banchetto elettorale in anticipo, con la cittadinanza scafatese ridotta a comparsa di sfondo per un comunicato che si sarebbe potuto scrivere da Roma senza mettere piede in via Berlinguer.
Se Fratelli d’Italia Scafati vuole davvero “raccogliere segnalazioni e proposte”, il primo passo è smettere di limitarsi a fare da cassa di risonanza locale ai risultati nazionali, e iniziare a rispondere delle proprie responsabilità di governo sul territorio — ZES, ACSE, spazi abbandonati e conti pubblici compresi. Non si recita a soggetto.













